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Panorama del sistema impositivo in Svizzera | Dalla tassazione locale a quella federale, tra equità e concorrenza: quali sfide?

Un aperçu du Panorama des impôts en Suisse pour le public italophone susceptible de lire en français l’ouvrage du professeur Bernard Dafflon que DP publie comme numéro spécial et comme livre

Prefazione

Mezzo secolo di pubblicazione ininterrotta stanno a testimoniare la straordinaria vitalità di cui gode questa rivista analitica corredata di commenti e informazioni sull’attualità svizzera vista da un’ottica di sinistra, riformista e indipendente, presente sul mercato editoriale grazie all’impegno militante delle sue redattrici e dei suoi redattori.

Più in sintonia con il proverbio prima il dovere poi il piacere, Domaine Public ha scelto di celebrare il cinquantesimo anniversario del suo lancio, a fine ottobre del 1963, a modo suo sobrio e serio, di sempre, proponendo due iniziative in linea con la missione di un giornale: pubblicare notizie. La prima di queste due iniziative, oseremo dire alquanto normale per una rivista, ha portato alla pubblicazione di un numero speciale L’avenir depuis 50 ans avec DP, [Il futuro da 50anni con DP] disponibile online già da un anno.

Questa seconda pubblicazione speciale che esce dalle rotative virtuali della casa editrice, è animata dal medesimo interesse che si riscontra nella versione cartacea, in altre parole quello di trarre insegnamenti dal passato e di analizzare sotto ogni singolo dettaglio il presente per orientare meglio il futuro. Questa pubblicazione speciale assume la forma di una ricerca universitaria su un tema al contempo centrale della vita sociale e che è frequentemente trattato nelle analisi e nelle proposte di Domaine Public: il sistema fiscale.

Abbiamo avuto la fortuna di trovare nel Professor Bernard Dafflon che ha da poco lasciato la cattedra di Finanze pubbliche presso l’Università di Friburgo per raggiunti limiti di età, la disponibilità e le risorse intellettuali per raccogliere la sfida: illustrare in un’opera di facile comprensione una sintesi dell’evoluzione del sistema fiscale svizzero nel corso degli ultimi cinque decenni, includendo in quest’analisi i tre livelli dello Stato federale e mettendo altresì in luce le sfide cruciali per il futuro.Una missione, questa, in parte impossibile da realizzare per le lacune e le incongruenze dei dati statistici disponibili. Il Professor Dafflon, tuttavia, nonostante la presenza di questi ostacoli tecnici dei quali arriva a evidenziare il significato, delinea un’impressionante Panorama del sistema impositivo in Svizzera.

Quest’analisi è un regalo che si concedono e sottopongono a pubblico dibattito gli azionisti, le collaboratrici, i collaboratori, le amiche, gli amici, le lettrici e i lettori di Domaine Public che, nella loro totalità, danno vita a questa semplice azienda organizzata sotto forma di S.A. senza scopo di lucro. Come tutti gli altri testi e documenti realizzati dai collaboratori di DP dal 2007, quest’analisi è accessibile gratuitamente a chiunque voglia consultarla nella sua forma virtuale.

Il fatto che tale documento, in linea con il contemporaneo spirito di condivisione sia disponibile online, non dovrebbe tuttavia privarci della modalità di diffusione più tradizionale che è quella rappresentata dal libro. Ecco però che l’originalità di DP che dal 1963 segnata dal rifiuto della pubblicità e dalla rinuncia a quasi ogni forma d’illustrazione, trova un’eclatante conferma con la rivoluzione numerica: è difatti possibile, grazie alla pubblicazione a richiesta, stampare facilmente un vero e proprio libro, riproducendo solo ed esclusivamente i volumi richiesti e, tutto questo, nel luogo più vicino all’indirizzo al quale il libro dovrà essere recapitato, in ogni parte del mondo. Meglio ancora: possiamo concederci il lusso di proporre due versioni, una a colori e un’altra, quest’ultima ad un prezzo più conveniente, in bianco e nero.

Il Panorama del sistema impositivo in Svizzera – Dalla tassazione locale a quella federale, tra equità e concorrenza: quali sfide? non è un’opera commemorativa ma un documento di riferimento corredato da un’interessante bibliografia con note esplicative. Il nostro auspicio è che tale documento fornisca un contributo illuminante all’inesauribile dibattito sulle missioni specifiche dello Stato e sul loro finanziamento. Speriamo altresì che l’esercizio democratico che seguirà di settimana in settimana sulle colonne di DP, sarà così arricchito da una migliore conoscenza dei meccanismi di prelievo e di ridistribuzione delle imposte dirette, delle tasse e delle risorse destinate. Questa informazione partecipativa riveste un carattere fondamentale in un paese in cui le decisioni fiscali vengono prese nel segreto delle urne.

Domaine Public
Novembre 2014

Riassunto

Un’esposizione migliore di un resoconto storico

Per celebrare il cinquantenario della sua pubblicazione, Domaine Public ha deciso di appoggiare una ricerca universitaria su un tema centrale della vita  sociale e che, al tempo stesso è trattato molto spesso nelle colonne del giornale: il sistema fiscale con particolare riguardo alla sua evoluzione in Svizzera nel corso  degli ultimi cinque decenni. Va precisato, tuttavia, che una rassegna storica corretta ed esaustiva dedicata a questo tema esige dati statistici, coerenti e facili da confrontare di cui, purtroppo, siamo totalmente sprovvisti per il periodo compreso sino alla fine  degli anni ottanta.

Il professor Bernard Dafflon, al quale è stata affidata questa missione impossibile, ha trovato un’alternativa interessante allo scontato resoconto storico che è stato sostituito con una «carrellata sul sistema impositivo in Svizzera». Nella visione generale del paesaggio fiscale avviene lo stesso che in ogni contemplazione: lo sguardo si focalizza su alcuni dei punti fondamentali per lo spettatore. Nel caso specifico, l’attenzione si concentra su alcuni temi emblematici relativi ai continui dibattiti sulle imposte, elementi primordiali dei rapporti con lo Stato, in ognuno dei tre livelli della Confederazione elvetica.

Questi temi, riuniti in sei capitoli descrittivi nei quali vengono sviluppate analisi e proposti commenti, sono tutti ripresi nelle «note conclusive» in cui vengono formulate valutazioni chiare e proposte per nulla convenzionali.

1. Evoluzione delle finanze pubbliche svizzere 1990-2013

Analisi

I dati disponibili – e utilizzabili – per il periodo 1990-2013 sono oggetto di una rigorosa analisi dalla quale si evince che i tre livelli di governo (Confederazione, cantoni, comuni) non hanno aspettato la crisi del 2008 per darsi regole riguardanti la disciplina di bilancio. Le entrate coprono le spese di funzionamento. Il debito pubblico è tenuto saldamente sotto controllo. I costi del presente non ricadranno sulle spalle delle generazioni future. La durata prevista degli ammortamenti consentiti resta in rapporto con la loro temporalità.

Valutazione

Del tutto positiva. La gestione dei bilanci pubblici è un primo passo verso l’equilibrio strutturale a lungo termine, la fiscalità riflette bene il «prezzo» delle prestazioni erogate ai contribuenti e agli utenti. La quota fiscale del settore pubblico nel Prodotto interno lordo si mantiene modesta rispetto a quella internazionale. A tutti coloro che hanno responsabilità governative, facciamo una triplice raccomandazione: non cedere di fronte alle difficoltà del momento, compiere ogni sforzo per mantenere il pareggio di bilancio, non abbassare le tasse adducendo come pretesto una congiuntura favorevole non tenendo così  conto dei bisogni strutturali.

2. L’IVA svizzera

Analisi

L’IVA, introdotta in Svizzera nel 1995, prelevata soltanto a livello federale dovrebbe servire a finanziare unicamente il budget della Confederazione al quale garantisce entrate in regolare crescita malgrado tassi relativamente modesti rispetto a quelli degli altri paesi europei. Nel corso  degli anni e per ridurre la resistenza dei consumatori ostili all’appesantimento del carico fiscale, le proposte di aumento dei tassi sono state sempre legate al finanziamento parziale di progetti specifici impossibili da realizzare o da far quadrare senza il necessario e continuo apporto finanziario della Confederazione come nel caso delle assicurazioni sociali o le infrastrutture ferroviarie.

Valutazione

Vantaggio principale: le entrate garantite dall’applicazione dell’IVA sono sicure, poco soggette alle variazioni congiunturali e in regolare incremento. Una peculiarità che si riscontra sul territorio elvetico e che spinge gli svizzeri a considerare l’IVA «in grado di fare tutto», per il semplice fatto che una parte degli introiti derivanti dalla sua applicazione è destinata a scopi specifici, si rivela verosimilmente indispensabile in un paese in cui il popolo dei contribuenti é chiamato a votare le tasse. Altra necessità: mantenere il concetto di una tassazione a tre tassi (normale, ridotto, zero), a patto che la definizione delle spese ritenute essenziali e come tali soggette al tasso zero o ridotto non deve gravare in maniera pesante sui consumi delle famiglie con redditi modesti.

3. L’imposta sul reddito

Analisi

In conformità a quanto previsto dal federalismo svizzero, l’imposta  sul reddito è prelevata ai tre livelli istituzionali – Confederazione, cantoni e comuni, rendendo così necessaria l’adozione di misure affinché nessuna categoria di collettività arrechi danno alle altre appropriandosi degli introiti derivanti dall’applicazione dell’IVA. Il carattere ridistributivo di questa imposta richiede altri distinguo in funzione delle situazioni individuali dei contribuenti e della loro capacità contributiva.

Valutazione

Trattandosi dell’imposta  sul reddito, i discorsi e la realtà non coincidono in tutti i punti. In particolare gli obiettivi di equità non sono raggiunti e le modalità ridistributive si rivelano più che discutibili. Le agevolazioni fiscali favoriscono i redditi più alti che pagano meno tasse in quanto beneficiari di sgravi fiscali–- mentre le nuove correzioni non apportano benefici ai contribuenti modesti, ma corrispondono più che altro a strategie di clientelismo. Ed è proprio la distribuzione dei contribuenti per classi di reddito a stabilire l’aumento e non una solidarietà accettata. Per non parlare poi degli effetti di una continua concorrenza fiscale. In una situazione come questa, è urgente analizzare con serietà il passaggio a un’imposizione a tasso unico, modello «flat tax», accompagnata da una vera politica ridistributiva che diventi oggetto di un dibattito pubblico nei parlamenti e non più nascosta in un groviglio di detrazioni e di sussidi.

4. Il finanziamento delle assicurazioni sociali  

Analisi

Dopo avere circoscritto il vasto perimetro delle assicurazioni sociali, l’analisi  verte sulla delicata  suddivisione del carico finanziario tra contributi individuali e apporti del settore pubblico. Si finisce poi col valutare l’incidenza dei contributi sociali sulla massa salariale, il che solleva la questione del costo del lavoro e, infine, della competitività della piazza economica svizzera in un’economia aperta e globalizzata.

Valutazione

Questo importante capitolo solleva molte questioni e apre complesse prospettive. Il settore delle assicurazioni sociali riunisce un numero così elevato di sistemi da imporre delle distinzioni, in particolare tra la previdenza professionale, basata sulla capitalizzazione e altre forme di assicurazione fondate sulla ripartizione. Lo studio di un’eventuale «flat tax» dovrebbe portare a un’accurata analisi delle basi d’imposizione del salario, facendole variare in molteplici scenari. D’altronde si tratterebbe di rivedere il finanziamento dell’assicurazione-malattia le cui quote forfettarie hanno un carattere regressivo nonché quello del secondo pilastro che esige contributi crescenti in base all’età, contrari alla solidarietà tra le generazioni praticata nelle altre assicurazioni.

5. L’imposta sul beneficio

Analisi

Questo capitolo relativamente breve – di grande attualità, basti pensare alla Riforma dell’imposizione a carico delle imprese (RIE III) – tratta la questione dell’imposta sul beneficio nelle entrate delle collettività pubbliche nell’ordine dal 13% al 14% in ciascuno dei tre livelli dello Stato federativo. Sono prese altresì in esame le conseguenze della concorrenza fiscale, che incide meno di quanto normalmente si pensi, ma tuttora molto attiva da parte di alcuni cantoni e di certi comuni.

Valutazione

Il riavvicinamento spontaneo dei tassi d’imposizione sul beneficio e sul capitale delle aziende dovrebbe facilitare i termini di attuazione di un tasso unico «nazionale». Gli utili verrebbero così ripartiti tra la Confederazione e i cantoni. Per questi ultimi l’assegnazione di detti introiti sarebbe accompagnata dall’obbligo di fissare anche la quota da restituire ai comuni. Tuttavia, ancora per molto tempo si continuerà a dibattere in merito ad un nuovo abbassamento del carico fiscale imposto alle società, prima di una consultazione referendaria dagli esiti incerti.

6. I contributi causali

Analisi

I canoni di utilizzo mettono in atto il principio di causalità nel finanziamento di politiche specifiche: principio dell’inquinatore-pagatore per i servizi ambientali e un’altra regola, sempre più applicata, detta dell’utente-pagatore per alcuni servizi sociali. Per il momento, però, si riscontra una totale mancanza di statistiche inerenti ai contributi causali. A causa di questa grave lacuna risulta impossibile procedere a una vera e propria valutazione della «privatizzazione occulta» che rappresenta questa modalità di finanziamento delle prestazioni interessate. Al stesso tempo, tale lacuna solleva la questione dell’accesso ai servizi, in altre parole la capacità di pagare per usufruire degli stessi.

A tale proposito, uno studio comparativo della modalità di finanziamento tripartito delle strutture di accoglienza della prima infanzia rivela che nei cantoni romandi viene attuata una ripartizione relativamente buona dei costi tra utenti, dipendenti e settore pubblico.

Valutazione

L’assenza di una contabilità dettagliata e di opportune statistiche in materia di contributi causali impedisce la tracciabilità di questo modo di finanziamento e non dà la possibilità di smentire coloro che vedono in tali contributi causali un’imposta mascherata più o meno bene. Altro equivoco: nella contabilità nazionale, questo modus operandi colloca coloro che erogano il servizio nel settore delle «istituzioni senza scopo di lucro a servizio delle famiglie» togliendoli dunque dal settore delle amministrazioni pubbliche, ovvero da quello delle aziende nel caso in cui i prezzi e le tariffe applicate agli utenti coprano oltre la metà dei costi. Dall’altro lato le collettività, i comuni in generale, riducono le loro spese trasformandole in sovvenzioni che possono variare a seconda dei bilanci. Il divario tra responsabilità pubblica e produzione privata non può, dunque, non destare preoccupazione.

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